Rigenerazione urbana dell'area "Ex-Dogana"
di Segrate

Milano, centro di un esteso, denso e complesso sistema urbano, rappresenta probabilmente la più interessante sfida metropolitana in Italia: le spinte all’edificazione, l’industrializzazione, unite alla crescita demografica, all’aumento dei consumi e spesso anche alla mancanza di una visione d’insieme, hanno concretizzato il rischio che la Città perdesse la propria identità. Un rischio da cui è possibile mettersi al riparo salvaguardando e tutelando i tratti distintivi che rappresentano un valore aggiunto del territorio: l’acqua, il verde, il tessuto rurale. Tre grandi progetti stanno accompagnando il cambiamento della città: la riapertura dei Navigli, i Raggi Verdi col Parco Orbitale e il Recupero degli Scali dismessi.

Tra le aree ferroviarie in dismissione della città metropolitana, quella dell’ex Dogana di Segrate rappresenta senz’altro una sfida tanto interessante quanto critica: Segrate non solo si trova a conclusione del Raggio Verde 2 (Raggio dell’acqua), ma da esso nasce una fascia di territori interessati da grandi Bacini idrici che ne caratterizzano il tessuto.

L’assetto urbano di Segrate si è consolidato negli anni ’70, connotandosi come Porta Est di Milano e quindi come punto commerciale strategico. La città si è caratterizzata fin da subito per un discreto grado di autonomia funzionale e per l’alta qualità degli insediamenti residenziali, sul modello della città giardino: fra tutte Milano 2 e San Felice (V. Magistretti). Sia le strutture residenziali che quelle produttive si sono sviluppate in modo autonomo: Segrate si è quindi configurata come un aggregato di funzioni progressivamente sedimentate dalla ricollocazione delle funzioni di Milano.

Il territorio, sviluppato principalmente sull’asse N-S, è “tagliato” da due grandi assi stradali che insieme alla ferrovia (e alla Dogana) creano di fatto nuclei isolati ed introversi. L’ex Dogana di Segrate rappresenta un sistema di impianti e attrezzature di valenza sovralocale che ha determinato un’estesa discontinuità fruitiva e percettiva: si configura oggi come elemento di cesura fisica e barriera visuale tra le diverse parti urbane ed è fra gli elementi infrastrutturali più problematici del territorio. Sottoposta a bonifica, l’area conta oltre 1.000.000 di mq ed è lambita a Nord da una strada provinciale interrata e a Sud dalla ferrovia a quota +0. La nuova pianificazione propone la progressiva ricollocazione delle aree industriali ed la conversione dell’area in luogo di incontro, di scambio, da dedicare al tempo libero, in cui integrare abitazioni e servizi in un nuovo cuore pulsante.

Obiettivi energetici, oltre che progettuali, ci hanno portato ad una Vision a scala sovralocale  di ricucitura, conversione e conservazione delle reti del verde e dell’acqua, con particolare attenzione alla valorizzazione del patrimonio agricolo: l’area dell’ex Dogana risulta infatti essere il centro di una serie di reti di ecosistemi: l’asse E-O tra il Parco Media Valle Lambro e il Parco delle Cascine, e l’asse N-S tra il Parco delle Cave e il Parco Agricolo Sud (a livello comunale rappresentato dall’Idroscalo). 

Le differenti tipologie di verde sono progettate in funzione della loro posizione nel masterplan: le due fasce verdi che si estendono da Est a Ovest riconnettono i grandi sistemi sopra citati assicurando un buon isolamento da rumori e polveri sottili dovute alle importanti arterie nell’intorno. Queste fasce sono collegate trasversalmente da green boulevards e parchi per il tempo libero a protezione dei quartieri. La circolazione veicolare è in trincea, come nel modello tipo di Segrate, assicurando una percorrenza pedonale continua. I nuovi quartieri si attestano su una fascia d’acqua attrezzata, struttura portante dell’intero intervento, che contiene sia componenti produttive ed energetiche che aree dedicate agli eventi, spazi collettivi e dello svago. Questa fascia d’acqua, che parte dalla testa polifunzionale a Ovest (in cui si concentrano gran parte delle superfici destinate agli standard urbanistici) e crea una rete di servizi a diretto contatto con le abitazioni, estendendosi a Sud delle abitazioni favorisce la mitigazione del clima.

Il progetto di uno dei quartieri che compongono l’intervento parte dai tracciati esistenti. La tipologia a ballatoio, tipicamente lombarda, consente di creare una schermatura dai venti freddi a Nord, mentre le facciate a Sud presentano piantumazioni che schermano i raggi solari nel periodo estivo e consentono, spogliandosi delle foglie, il passaggio della luce in inverno. Gli edifici sono progettati con differenti configurazioni in altezza così che l’ombra proiettata a terra non copra mai gli edifici limitrofi. Mentre il piano terra è occupato da servizi di vicinato e da orti urbani, le testate degli edifici presentano spazi comuni e di housing, connesse tra loro da passerelle sopraelevate.

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